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>> Nel 2012 in Italia operano circa 64 imprese ogni mille abitanti, un valore tra i più elevati d’Europa. Ad eccezione del Nord-ovest, prosegue la lieve ripresa registrata a partire dal 2011 e che ha segnato un’inversione di tendenza rispetto alla distruzione netta di attività economiche operata dalla crisi economica.

>> In Italia il tasso di imprenditorialità – calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese – sfiora il 30 per cento ed è il più elevato fra i paesi dell’Unione europea nel 2012. La propensione all’imprenditorialità è maggiore nel Mezzogiorno (37,0 per cento) che nel Centro-Nord (28,0 per cento). 

>> La dimensione media delle imprese italiane è pari a 3,9 addetti. Il Mezzogiorno si caratterizza per una dimensione media più contenuta e inferiore alla media nazionale (2,8).

>> Il turnover lordo delle imprese, che fornisce una misura del grado di dinamicità di un sistema economico, in Italia è pari al 15,0 per cento. I valori sono alquanto diversificati a livello regionale: una maggiore instabilità si riscontra nel Mezzogiorno, mentre il Nord-est si caratterizza per una minore nati-mortalità delle imprese.

>> Nel 2012 il livello di competitività delle imprese italiane si attesta a 124,6 euro di valore aggiunto ogni 100 euro di costo del lavoro, in diminuzione rispetto all’anno precedente. A livello territoriale, il Mezzogiorno continua a registrare valori inferiori alla media nazionale.

>> La struttura produttiva dell’economia italiana appare altamente diversificata a livello territoriale. Rispetto alla media nazionale, nel Mezzogiorno prevalgono le micro imprese, sia di servizi sia dell’industria, nel Nord-ovest è più diffusa la grande industria, nel Nord-est le micro e piccole imprese dell’industria e nel Centro le grandi imprese dei servizi.

>> Cresce il ruolo delle donne nelle istituzioni non profit attive in Italia. Le lavoratrici retribuite sono 636 mila, circa il doppio dei colleghi maschi, e rappresentano quasi il 67 per cento del totale. Tra i dirigenti la quota delle donne è appena inferiore al 36 per cento.